
clicca sulla foto per ingrandirla (foto Quilly)
Tamara 35 anni e due figlie non riesce più a pagare l'affitto. Un'appartamento di 43 metri quadri a 478 euro al mese, con uno stipendio di 700 euro. Un'impresa. Tamara è divorziata da poco, e da poco ha dovuto subire una riduzione di orario di lavoro. Durante l'inverno poi la rottura della caldaia le ha procurato una spesa imprevista di 1000 e anche i 440 euro al mese che il marito le deve per il mantenimento delle figlie di 11 e 13 anni non sono sufficienti ad arrivare dappertutto. Non parliamo poi delle spese legali che ha dovuto sostenere per il divorzio.
Siamo stati invitati a casa di Tamara da Nicola Mancini e da "quelli" del Mezzacanaja che hanno attivato da qualche tempo il Telefono anti-sfratto (340-7137543).
La palazzina è nuova e la casa piccola ma dignitosa. Se si pagano affitto e bollette però non si mangia, soprattutto se si devono affrontare spese impreviste e si hanno due figlie in età pre-adolescenziale.
Tamara ha chiesto aiuto hai servizi Sociali del comune che le hanno dato un consiglio da padre di famiglia "Rimboccati le maniche". Non facile trovare un secondo lavoro per una donna di 35 anni con due figlie.
Una richiesta di contributo-affitto era stata comunque fatta, secondo Tamara, ma si è persa nei meandri delle stanze comunali, e l'assessore Volpini interpellato al telefono ha chiarito che comunque la donna non avrebbe potuto usufruirne in quanto i genitori (di Tamara) hanno un reddito e quindi potrebbero aiutare la figlia a pagare le spese. Peccato che lei non abbia più rapporti con loro da anni. Ridicolo.
Chi non si è perso d'animo comunque è il proprietario dell'immobile, che dopo un paio di rate non pagate ha fatto scrivere la letterina dall'avvocato Paradisi.
O si paga, o da lunedì inizia la pratica di sfratto.
Seduti sul divano di casa di Tamara ci guardavamo attorno. Non c'erano muri scrostati o finestre rotte, non c'erano ambulanti senegalesi o immigrati magrehbini, non c'erano situazioni di degrado.
C'e una normale e dignitosa famiglia italiana che non riesce a cavarci le gambe. Il comune è latitante sia come politica della casa, sia come sistema di contributi sociali per le famiglie in difficoltà.
Si costruiscono miriadi di appartamenti che finiscono nelle mani di speculatori e rimangono vuoti e famiglie intere rischiano di dormire sotto i ponti.
Il Mezzacanaja auspica edilizia popolare e canone sociale d'affitto. Non le solite villette a schiera in mezzo alla campagna. La gente è in difficoltà e le istituzioni devono fare la loro parte.
"Quelli " del Mezzacanaja hanno promesso un picchetto in caso di sfratto ma siamo convinti non si arrivi a tanto, di certo essere in quella casa con quella donna e quelle ragazze mi ha fatto sentire un po'a disagio.
Mi ha fatto sentire al centro di problemi che fino a pochi anni fa sembravano superati per sempre ma che ora ritornano prepotentemente alla ribalta.
Ho visto i volti di queste persone che si sono messe in piazza, per difendere un diritto primario quello all'abitazione e non ho provato ne compassione ne pena ma una grande umana solidarietà.
Terremo d'occhio la vicenda, fermo restando che finora abbiamo sentito solo la campana di Tamara e l'esperienza ci insengna a non dare giudizi affrettati. Aspettiamo sviluppi e speriamo che tutto si sistemi per il meglio.









