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giovedì, 02 luglio 2009
author: quilly @ 23:12
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Un pomeriggio all'Emporio Pacenti
di Quilly

negozio1

Mia figlia Arianna ha due passioni: i cartoni animati di Disney Channel e l'Emporio Pacenti.
Cos'è l'Emporio Pacenti? Se siete di Senigallia non potete di certo porvi questa domanda, se invece siete di un'altra città, beh allora forse c'è qualche possibilità che non siate a conoscenza di cosa rappresenti l'Emporio per i Senigalliesi.

Potrei definirlo un negozio di giocattoli, ma sarebbe riduttivo. Non è nemmeno un negozio in realtà, è molto di più, un emporio del giocattolo appunto, ovvero un grande punto vendita dove si vendono giochi e giocattoli di qualsiasi tipo.

Il nome Emporio del resto è un nome inusuale per un negozio del Duemila. Mi raccontava Carlo Lancioni, nipote del capostipite, nonchè attuale proprietario e amico di vecchia data dai tempi della scuola che, l'insegna Emporio Q. Pacenti, in passato ha tratto in inganno non pochi clienti e fornitori. E' capitato non di rado di ricevere missive o telegrammi che iniziavano con la frase: "Caro signor Emporio......", questo per dire quanto il termine sia stato allora e ancor più oggi poco usato.

Il motivo di questo nome e' da ricercarsi nel fatto che quando il Signor Pacenti, tre generazioni fa, nel 1938, creò l'Emporio, le merci vendute erano davvero le più varie e i giocattoli solo una piccola parte. Col passar degli anni e delle generazioni, poi i giocattoli hanno preso il sopravvento su tutti gli altri articoli.

Si va dalle biglie per giocare sulla spiaggia fino alle biciclette, passando per le squadre del Subbuteo, gli articoli per giocolieri, i costumi per Carnevale, i peluche, le armi per il Softair, i puzzle, i giochi da tavolo, i videogames, le costruzioni, il modellismo, i DVD....potrei continuare per ore....

Capite ora come mi senta quando porto mia figlia Arianna a passeggiare in centro, per il Corso 2 Giugno. Uno dei primi negozi che si incontrano iniziando il corso dalla cima (il Corso di Senigallia è in Salita e quindi la cima è quella che inizià in Piazza Saffi) è proprio l'Emporio Pacenti, e per Arianna e in parte anche per Viola, la mia figlia minore, ci vorrebbero i paraocchi come quelli che usano i cavalli per impedirgli di vedere i giochi esposti. Io e mia moglie ci pariamo inutilmente davanti alle vetrine dell'Emporio e tentiamo, senza risultati apprezzabili, di indicare i piccioni che volano, il giocoliere a metà corso o un amico che ci saluta da lontano, niente da fare; Arianna ha occhi solo per le grandi vetrine di Pacenti.

Vuole tutto.
La Barbie, i Gormiti, la casa dei Puffi, che come dimensioni ricorda molto il nostro appartamento, i birilli dei giocolieri o il Frisbee... Una volta voleva pure una bicicletta con le rotelle, gliela stavo per comprare ma era, in realtà, stata parcheggiata lì da un tale per la sua bimba e costui mi lanciò uno sguardo poco amichevole.

Sovente devo fare il celerino in assetto anti sommossa e riesco a trascinare via Arianna, che si dimena con furia, dalle vetrine. Le signore anziane del centro, con la piega fatta, il tailleurino pastello con un filino di perle al collo e un lievissimo velo di trucco ci guardano portar via di peso nostra figlia che urla: "Siete cattiviiiiii!" e dando di gomito all'amica sussurrano "Guarda come si deve trattare una povera bambina....".

Io sorrido tutto sudato e trafelato tentando di dire: "Fa sempre così non vi preoccupate..." ma quelle, si evince dalla faccia, maledicono di non aver annotato il numero di telefono Azzurro... A volte però il contenimento non riesce e qualcosa bisogna pur concedere e allora entriamo, io contrariato, e lei felice come un fioraio l' 8 marzo.

Appena entrati però, l'umore di noi padri lentamente inizia a migliorare. In fondo anche noi un tempo quando entravamo da Pacenti eravamo al settimo cielo. Che felicità quando abbiamo comprato il Monopoli, quando abbiamo scelto il pallone da calcio, quando abbiamo acquistato il Risiko per giocare a Natale o quando ci hanno regalato il puzzle da 5000 pezzi che poi abbiamo incorniciato e messo sulla parete della sala (un tempo il soggiorno si chiamava così).

Entravamo lì con nostro padre che ci teneva per mano e non vedevamo l'ora di arrivare a casa per spacchettare il nuovo gioco. Siamo dentro e seguiamo nostra figlia, ma guardiamo l'ultimo Frisbee e pensiamo al primo che abbiamo acquistato che ci eravamo rotti di giocare col coperchio del fustino del Dixan. Ci sono tanti giochi nuovi ma la nostra mente va a Goldrake, a Big Jim, al Piccolo Chimico e a tanti altri oggetti di archeologia ludica che oggi farebbero sganasciare dal ridere anche mia figlia Viola.

Tutti noi padri, quando varchiamo la porta di Pacenti, ritorniamo bambini, sfido chiunque a dire il contrario. Purtroppo la pace dei sensi dura molto poco. Nostra figlia infatti, inizia a tempestarci di richieste indirizzate verso giochi, per comprare i quali, sarebbe necessario accendere un mutuo o stipulare un contratto di leasing, mentre quelli che vorremmo noi "fanno schifo!".

Ci credo, quelli proposti dal sottoscritto costano tutti dai 10 euro in giù. "Papà voglio decidere io che gioco prendere, vuoi decidere sempre tutto tu, ma se il gioco è per me lo devo decidere io altrimenti che regalo è...?" Non fa una piega.

Per fortuna spesso ci vengono a soccorrere le bravissime commesse del negozio, da noi viene sempre la Francy che lavora qui da tanti anni ed è una cara amica. La sua storia d'amore con il mio amico Davide nacque verso la metà degli anni Ottanta proprio sugli scalini di Pacenti e dura ancora oggi come se non fosse passato un giorno. A ripensarci mi viene un groppo in gola....è la vecchiaia.

La Francy, dicevo, ci viene in prezioso aiuto ed è convincente come pochi con l'Arianna. Riesce quasi sempre a indirizzarla verso giochi davvero belli, istruttivi e che Arianna apprezza molto. Io continuo intanto a vagare per il negozio, mi aggiro in particolar modo nei locali del retro, quelli che si affacciano sulla scuola Pascoli. Mi capita nelle mie esplorazioni di sgamare padri che ossevano con malcelata indifferenza le confezioni dei trenini Lima o madri che prendono in braccio splendide bambole accarezzandole estasiate e sognanti i boccoli biondi.

Qui la frenesia del mondo non entra. Qui il frastuono del traffico della città o la luce asettica dei Centri Commerciali sono lontani mille miglia... Questa è una delle poche "botteghe" del centro che ha resistito alla furia omologatrice dei negozi in franchising, delle grandi catene, delle multinazionali, della globalizzazione imbecille.

Carlo è riuscito a superare tutte le tempeste e noi che amiamo i vecchi negozi di un tempo, dove il negoziante è un amico con il quale contrattare, chiacchierare, protestare o congratularsi, gli siamo veramente tanto grati di tenere vivo e in eccellente salute questo pezzo di storia commerciale senigalliese.

Un legame con la storia che non impedisce però a Carlo ed al suo staff di tenere in piedi uno dei migliori siti di shopping online di Senigallia (www.emporiopacenti.it), dal quale riceve e processa ordini da collezionisti e appassionati di tutto il pianeta. Tradizione e modernità quindi in un perfetto mix commerciale.

E' ora di andare a casa, Arianna è appagata dal gioco conquistato e io, seppur alleggerito a livello monetario, sono molto più sereno di quando sono entrato. Diciamolo, l'Emproio Pacenti è un potente antidepressivo senza effetti collaterali (o quasi), valido per tutte le età... Salutiamo Carlo, la Francy e le altre commesse e usciamo fischiettando tenendoci per mano.

Fatti venti metri, però, l'Arianna nove volte su dieci ci chiede: "Papà domani ci torniamo?". Io le rispondo "Ma Arianna siamo appena usciti non hai ancora nemmeno aperto il gioco!". Lei replica impettita incrociando le braccia e girando la testa dall'altra parte: "Papà con te non si può ragionare...!" e tutto ritorna come prima di entrare...
mercoledì, 01 luglio 2009
author: quilly @ 17:10
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FUORI ONDA DI ROBERTO STRANIERO GIORNALISTA BARLETTANO


Roberto Straniero giornalista barlettano entra di buon diritto tra i papabili per la carica di leader del centro-sinistra. Capacità di sintesi, linguaggio schietto e diretto, oltre a un indubbio potere di bucare lo schermo, lo pongono di diritto nella posizione di terzo incomodo nella lotta tra "Agonia" Franceschini e "Dalema-boy" Bersani... Se dovessi scegliere io non avrei proprio dubbi, io starei tutta la vita con Roberto Straniero, e voi?

domenica, 28 giugno 2009
author: quilly @ 07:44
category: genova, berlusconi, cei , bagnasco, don farinella
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LETTERA DI DON PAOLO FARINELLA, PRETE IN GENOVA, AL CARDINALE BAGNASCO PRESIDENTE CEI

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma.
A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso.
E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento.
Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio".

Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo.

Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale.

I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà".

Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro.

Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno. Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati.

I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"?

Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti.

E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei?
Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi.

I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali. Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco.

Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa".

 Voi onorate un vitello d'oro. Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo.
Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo.

La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare". Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX).

Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità.
Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
 
Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne.

Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna. In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009 Paolo Farinella, prete
lunedì, 22 giugno 2009
author: quilly @ 05:30
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Auguri a Claudio e Paola da Quilly, Consuelo, Arianna e Viola....
Una fantastica serata che mi ha fatto rimbalzare indietro di una ventina d'anni...
Ma ora bando alle ciance e preparate le valigie, la Grande Mela vi aspetta!

domenica, 14 giugno 2009
author: quilly @ 21:42
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Il sole è a picco. Solo un flebile vento rende il tutto mediamente sopportabile.
Un rapido tam tam via mail e ci vediamo tutti in Piazza Carducci, nel cuore del Rione Porto che in questa mattina di Giugno ci sembra di sfolgorante bellezza.
L'ennesima legge vergogna, promulgata da un governo di fantocci e approvata da un parlamento di zombie non si può proprio sopportare tacendo.

E' una delle leggi più LIBERTICIDE della nostra gloriosa storia repubblicana. Si rendono illegali quasi tutte le intercettazioni e la loro pubblicazione può provocare multe miliardarie e mesi di galera per gli autori.
Siamo qui in via Carducci con le nostre magliette bianche, distintive del gruppo, a creare dei cartelli di pacifico dissenso da mostrare durante la giornata finale del Caterraduno nella vicina Piazza Roma.

Guardo i miei compagni e li vedo tutti belli nelle loro magliette candide come le nuvole nel cielo. Finito di fare i cartelli ci avviamo in Piazza Roma. La Piazza è già piena, nell'ala destra un'altra protesta del comitato Versus Complanare\Mezza Canaja della quale non parlerò se non per dire che approvo il merito (sono da sempre contrario alla Complanare di Senigallia) ma disapprovo profondamente il metodo.

Se lo scopo era quello di sensibilizzare la nazione o la città è stato raggiunto esattamente l'obbiettivo contrario. Almeno dal mio punto di vista. Siamo in piazza, dicevo, e la gente ci guarda come fossimo animali in uno zoo.

Ci fotografa, ci scruta, ci riprende ma con lo sguardo vuoto, senza passione, senza cenni di approvazione. Siamo fuori dal mondo anche per un pubblico, quello del Caterraduno, che dovrebbe essere sensibile al tema. Eppure io guardo i miei amici e mi sembrano le ultime persone con ancora un briciolo di dignità presenti in questa piazza. Luciano, Serena, Laura, Pacchy, Roberto, Anna, Andrea C., Elena, Andrea S., Alberto, Renato, Lorenzo, Roberto P. e Stefania mi sembrano degli eroi greci, fermi con i loro cartelli in mano come alberi rigogliosi nel deserto
.
Specialmente Stefania, con la sua pancia di otto mesi mi appare di una bellezza che quasi mi commuove. Inizia la trasmissione. Qualcuno come Marco Santin della Gialappas ci mostra solidarietà applaudendoci e citandoci brevemente quando viene intervistato. I conduttori logicamente sono dei professionisti e lavorano per un'azienda, non possono darci spazio.

Già... professionisti... Non so più se al giorno d'oggi è meglio essere professionisti vincolati a contratti o liberi dilettanti, ma il loro comportamento lo capisco e lo capiamo perfettamente. Attorno a noi ogni tanto compare qualche amico\conoscente che certo approva il tutto, che per carità è tutto giusto quello che fate, che sicuramente è solidale con noi, ma che si nasconde dietro una colonna o non se la sente di prendere un cartello in mano.

Altri che avevano giurato la loro presenza sono assenti, o forse non li vedo io. Li capisco. Metterci la faccia è molto difficile. Per questo le "magliette bianche" mi appaiono ogni secondo che passa sempre di più...persone coraggiose. Forse il termine è esagerato. Forse.

La giornata finisce tra qualche politico che si fa fotografare con noi (ogni tanto su qualcosa toccherà pure pensarla allo stesso modo) e le grida di contestazione. Passiamo in secondo piano. Non importa. Oggi nascono le "magliette bianche". Le semplici magliette che si usano da bambini per fare le prime squadre di calcio. I "Bianchi" contro i "Colorati. Chi non lo ha fatto ai giardini della Rocca o in qualche prato spelacchiato.

Bianco simbolo di semplicità, di lutto, di dissenso, di chiarezza. Un colore casuale, un gruppo casuale e trasversale che per una volta non ha voluto abbassare la testa, anche se non serve a nulla.
Forse.

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